Sos campidanesos

 

40° 08' 21,9" N

009° 27' 01,2" E

822,67mslm

 

 

 

Buongiorno a tutti.

Eccomi più riposato a scrivere per condividere un weekend piuttosto produttivo in quel di orgosolo.

Venerdì dopo aver atteso che lello finisse di lavorare e che tutto fosse pronto prendiamo la via del nord, quella che conduce nel luogo croce e delizia del GGC.
Arrivati mangiamo e pianifichiamo la giornata seguente e poi meritatamente andiamo a dormire.
La sveglia è lieve, la fresca notte poco abitata ci ha riposati, siamo pronti per partire, i sacchi finalmente non pesano troppo e felici e carichi di buone intenzioni prendiamo il sentiero verso turreddu.
Lasciamo la squadra logistica al rifugio affaccendata nel suo lavoro.
Arriviamo all' ingresso della voragine di sos campidanesos e veniamo accarezzati dal suo fresco respiro.
Via dentro, si entra in fondo, la sensazione di ritornare in un luogo familiare, il buio, il silenzio.
Arriviamo alla sala del presepe, ci liberiamo di tutto ciò che non ci serve più e poi ci infiliamo nel budello limaccioso che ci condurrà alla zona da esplorare.
E' quì che iniziamo a sognare il poetto, la vendemmia e il sudoku in giardino...
Le prime difficoltà si manifestano sotto forma di livelli sabbiosi leggermente più pronunciati e fastidiosi, richiedono solo una manata, è vero, ma all' inizio non sono mai piacevoli.
Comunque sia arriviamo a sa braga solo un po impanati e basterà una cazzuola per liberarci del superfluo adeso alle tute.
Ci dirigiamo verso la frana di sinistra, quella che avevano lasciato in sospeso ughetta e pabedda, li di fronte, come un rituale studiato, mangiamo ed entriamo.
Passo felpato, come serpenti adattiamo le nostre forme a quelle della frana e in un batter d' occhio siamo al punto di lavoro prefisssato.
Entro nella frana terminale, la mia maestra, scruto giù e su per trovare i segni lasciati da chi ci ha preceduti, due metri sopra la mia testa, eccoli.
Non facile il lavoro che si presenta, è stretto anche il tragitto ma non si può modellare più di tanto.
Torno indietro dai miei compagni e organizziamo la disostruzione. di nuovo dentro, stavolta con trapano e accessori per addolcire gli ostili passaggi.
Un sol colpo e io son dietro.
Chiedo a chi sta dietro me di prestare orecchio che sarei andato in perlustrazione, vado avanti teso come una corda di violino, bene, ce n'è, torno indietro.
Faccio il punto a due infreddoliti speleo e pianifichiamo il proseguo della spedizione.
Bum,bum,bum!! E' il rumore del nostro passaggio fra quei massi. Con cautela e scegliendo ogni passo arriviamo tutti e tre dove prima ero giunto solo io.
L' attrezzatura è rimasta dietro con noi solo tre barrette energetiche, qualcosa da bere e un borsello per il first-aid.
Altri massi che ci chiudono la via, già un buon risultato gli ambienti spaziosi (relativamente), quelli dove stai in piedi sono un tesoro immenso la dentro.
Mangiamo le barrette che subito ci fanno passare il freddo e con questa nuova energia iniziamo a battere il terreno che ci circonda, tentiamo prosecuzioni a destra e a manca ci infiliamo dappertutto le vie sembrano poche e strette.
Blocchi di calcare franati, di dimensioni considerevoli, ci dicono che siamo nella strada giusta, si ma quale?
Decidiamo di seguire il calcare in una salette piuttosto angusta e chiusa da un masso sferico tipo santo sepolcro.
Violiamo il varco e dentro frughiamo, seguiamo il calcare, una via bassa ci fa capire che di li si va...
Io, poi lello liberiamo il passaggio dagli ingombranti massi che non reggono nulla e che facilmente e con tutta la sicurezza del caso vengono via.
Lello è davanti, gli dico: esci che entro io a vedere e poi ce ne torniamo al braffas.
Vieni! Mi risponde.
Come vieni? Ci stiamo in due?
Si!
Ok vengo.
Lo raggiungo, è di fronte ad un blocco di calcare ancora più enorme degli altri, se ne vede altro, concrezionato, dietro quei massi.
Scrutiamo un po e troviamo il passaggio più "agevole" per andare avanti, il passo della manovra appunto.
Siamo dentro e di nuovo in piedi. La frana è alle nostre spalle.
Davanti a noi una imponente diaclasi ma come mai era successo questa volta siamo a metà altezza. Sotto di noi il primo vero pozzo dopo la sala del presepe.
Una decina di metri di vuoto sotto di noi, altrettanti di vuoto sopra di noi (più o meno).
Scendiamo disarrampicando la roccia tutta appigli e opposizione, sembra di essere in una di quelle scale dei tralicci e delle torri faro.
Laggiù una serie di condottini occlusi in parte dai detriti di frana ci fanno capire che è meglio cercare oltre e proviamo a riprendere la diaclasi a metà altezza e andare avanti.
Arriviamo alla fine di questa diaclasi o presunta tale, e capiamo che di li non si va, scrutiamo su, giù, e in ogni dove ma non troviamo nulla.
Siamo felicissimi di essere andati avanti così tanto nello sviluppo della grotta (forse 200m) ma il punto interrogativo rimane.
Per la prima volta dopo tanti anni siamo anche scesi di parecchi metri (forse 25) e questo è solo un ulteriore segno.
La grotta continua, quel pozzo è l'imbuto, è li che si deve cercare!
Siamo davvero vicini al livello freatico e a quanto pare anche vicini al calcare.
E' tardi dobbiamo tornare indietro c'è la squadra logistica che ci attende per un orario prestabilito, non possiamo sgarrare.
Torneremo laggiù, quella via è quella giusta!
Usciamo dalla EX frana terminale e ricomponiamo i sacchi e decidiamo di uscire anche dalla prima frana e di mangiare li,mangiamo, beviamo e via verso la luce naturale.
Poco più di due ore e siamo fuori, c'è caldo....bello!
Arrivati alla sorgente notiamo un capannello di individui e non facciamo finta di non averli visti, stanchi e infangati andiamo a salutare, sono orgolesi che ritirano le attrezzature da pichettata, ci offrono da bere e divertiti delle nostre livree ci intervistano un po.
Tra di loro c'è anche qualche faccia conosciuta, che ci guarda con l'aria di chi ha da dire qualcosa. Continuiamo a bere e a chiaccherare e si finisce al discorso dell' ovile e del fatto che anche stavolta lo abbiano trovato occupato, Carmine si accende un po, come tante volte ha fatto, ha ragione a farlo, in effetti quella è casa sua da generazioni.
Noi lo ascoltiamo con calma, facciamo valere le nostre motivazioni e facciamo loro capire che tenevamo a quel posto e alla serenità tra noi, come e più di loro.
E' bastato veramente poco e abbiamo stabilito un equilibrio e subito la conversazione e tornata piacevole e scherzosa. Ci versano un altro bicchiere e ci stringiamo la mano, ci salutiamo, loro partono e noi andiamo a raggiungere la nostra squadra logistica con un bicchiere in mano e con due conquiste da raccontare.
Stefy (la nostra squadra logistica) è visibilmente scossa e ci racconta di quando sono andati li gli orgolesi e hanno trovato il locale occupato. 
Giustamente lei ha avuto paura ma si è comportata davvero bene e loro hanno deciso di star giù alla sorgente vista anche la bellissima giornata.
Le raccontiamo del nostro incontro e dell' esito che esso ha avuto.
Ci chiede subito notizie dell' esplorazione e noi le raccontiamo tutto ci cambiamo, ci laviamo e prepariamo la cena, siamo tutti stanchi e felici e dormiamo come bambini.
Domani ci aspetta una giornata leggera di riposo e lavoro.
Ci si sveglia con tutta la calma della domenica, si fa colazione e si iniziano le faccende domestiche si ritira tutto da dentro l' ovile e si fanno le pulizie di primavera.
Io prendo tutta l' attrezzatura e vado in solitaria a mettere la placchetta di Sos campidanesos così almeno un' altra è piazzata, litigo un po coi maiali che mi fanno gli scherzi mentre prendo misure e triangolo il punto GPS. Burloni sti maiali!!
il resto del gruppo sistema e pulisce, rendoe lucente il fabbricato come piace a noi e a chi passa di li e si vuol fermare.
Al mio ritorno è tutto pronto per iniziare il lavoro di isolamento del tetto, la famosa guaina che ha atteso un anno prima di esser messa in opera.
Pian piano il tetto dell' ovile diventa verde, tante persone si avvicinano a salutare e a vedere, anche chi spuntinava il giorno prima alla sorgente è venuto a vedere il lavoro.
Pausa pranzo, ripresa dei lavori, termine della prima mano.
Il verdino gli dona proprio....
Carichiamo tutto e ripartiamo con la sensazione che il tempo sia volato, rientriamo felici, abbiamo fatto un sacco di cose, è stato figo!
Bel weekend ricco ricco di emozioni, un altro tassello della storia del GGC in supramonte.
Grazie a chi mi ha regalato questo sogno: Lello, Nicola,Stefania.
 
Grazie a chi ci ha fatto coraggio e a chi crede ancora nei sogni, grazie a chi non è potuto venire stavolta perchè è anche per loro il nostro piccolo lavoro.
 
Grazie di cuore a Stefy che non potendo entrare, per via degli strascichi della polmonite, ancora in una grotta così estrema ci ha atteso e dato un motivo in più per portare metri fuori da quella grotta. Siamo entrati in un ora e mezza, siamo usciti in due ore e mezza: è un risultato!
 
Grazie ai proprietari dell' ovile e alle persone che lo frequentano e lo rispettano a loro dedichiamo il lavoro che stiamo facendo li di nostra sponte.
 
Ciao a tutti e alla prossima puntata!
Scusate la lunghezza del racconto ma è un emozione che non contiene le parole!
 
p.s. prenotatevi per la prossima!!!!!!!!!!!!
 
...Simo...

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Su cuile no es pro is turistasa, este pro trabajare!

 

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