NURRA DE NEULACORO 20-02-2011
NURRA DE NEULACORO

Si parte per il Supramonte sabato pomeriggio con l’idea di partire di buon’ora per Neulacoro.

Il campo ad Ortorani è accogliente e una magnifica luna ormai piena da venerdì illumina le creste di calcare bianco. C’è freddo, ma il fuoco ristoratore ci da sollievo e rende l’atmosfera ancora più accogliente fra quei massi e alberi antichi che ci ospiteranno per una notte.

La cena è come al solito abbondante e mentre si cena si pianifica la giornata di domenica che sarà lunga e faticosa, ma siamo ricettivi e sapendo di essere in tanti, cerchiamo di collaborare al meglio che possiamo.

Si va a letto presto, non prima di aver fatto una passeggiata lungo il sentiero illuminato quasi a giorno dalla luna.

Ci alziamo alle sei dopo una notte quasi insonne grazie ai concerti di trombone in sibemolle maggiore che hanno accompagnato il nostro riposo e poi gli ultimi preparativi del mattino che non è ancora sorto, e via con due fuoristrada alla volta di Neulacoro. Pioviggina e il sole tarda ad illuminarci e scaldarci. Ma non importa, l’importante avvicinamento ci scalderà.

Arriviamo alla dolina che ci lascia senza parole. E’ bellissima e chiede rispetto. Intorno c’è ancora un po’ di neve e il silenzio è a tratti assordante. Intorno, gli alberi che iniziano a nascondersi tra le nuvole davvero molto basse spinte da un vento davvero freddo.

Avevo visto la dolina per la prima volta solo qualche mese fa e mi aveva davvero impressionata, ero rimasta a pensarci per giorni, fantasticando sul quando sarei stata in grado di poterci entrare, ed ora stavo per scendere e il cuore mi tremava. Solo Andrea e Gabrielino c’erano già stati nel 2007, e tutti insieme con diversi anni di esperienza (ad eccezione di Antonio, Alberto, Riccardo e io) stavamo per condividere allo stesso modo una grotta dalla portata tecnica ed emotiva davvero eccezionale: che emozione!

Dopo aver constatato che non si può armare dove solitamente si fa perché il ramo della quercia non c’è più, Andrea decide di armare altrove passando per una discenderia che necessita di pulizia perché ingombra di rovi, pietrame e legni. Gabrielino inizia le operazioni di armo e pulizia, Andrea organizza la discesa del team affidando sacche e compiti e a breve siamo tutti dentro la dolina. E’ un’isola di pace e di verde quasi intatto che accende le emozioni. Ma non abbiamo il tempo di godercela tutta, siamo tanti e la grotta è impegnativa. Uno sguardo veloce e poi tutti muniti di radio si comincia ad entrare.

L’ambiente iniziale è una zona di frana agevole da percorrere, qualche arrampicatina qua e la e poi si inizia ad armare: da speleo C.A.I. quali siamo gli armi preferiamo farceli da noi! E cominciamo la progressione molto agevolmente e abbastanza spediti: i tempi sono ampiamente rispettati.

Arriviamo alla fantomatica “finestra” che conduce al “pozzo tozzo” e qui il gruppo si ricompatta per intero. Piccola sosta e si riprende la progressione. Per sveltire le procedure, si decidono diversi frazionamenti, e poi dentro NEULACORO o nella versione che più mi piace “il cuore della nebbia”. Gli ambienti sono immensi e noi siamo davvero piccoli piccoli. Giù in fondo ad un terrazzino si vedono le luci dei caschi di Andrea e Gabrielino, intorno un’immensa grandissima diaclasi della quale con difficoltà si notano i contorni per quanto i nostri caschi possano illuminare. Qualche pipistrello sonnecchia indisturbato appeso qua e la fra le pareti grondanti di “latte di monte”, e noi uno dopo l’altro iniziamo a scendere passando per quella deviazione che fa veramente capire la portata del pozzo.

Poi alla fine siamo tutti giù sul fondo a festeggiare insieme. La grotta ha un temperatura più bassa del solito e sul fondo nonostante tutto arriva dell’aria davvero molto fresca. Meglio affrettarsi a mangiare e preparasi per la risalita non prima di aver fatto la classica foto di gruppo a raggiungimento dell’obiettivo. Siamo tutti molto felici, ma la risalita sarà impegnativa, quindi sacche al baricentrico e si riparte.

I frazionamenti accelerano le procedure e comunque non tolgono nessuna bellezza e fascino al pozzo. Alle nove siamo tutti fuori a goderci il fuocherello che gli amici che sono usciti per primi hanno approntato. Il tempo ancora una volta di tirar fiato e via fuori dalla dolina per dirigerci alle macchine il più velocemente possibile vista l’inclemenza del tempo, l’operazione di sistemazione dei materiali e ricomposizione degli equipaggi.

Felici come non mai per aver raggiunto l’obiettivo in tempi più che ragionevoli ci dirigiamo a Urzulei a recuperare le macchine, riposizionare le attrezzature e i bagagli, e decidere se rimanere a mangiare un boccone o se riprendere la strada del rientro.

Tre amici vanno via subito: il freddo è tanto e così è la stanchezza. In sei rimaniamo per un boccone e un brindisi finale che celebri adeguatamente un weekend davvero memorabile ed eccezionale sia per la portata tecnica della grotta sia per le emozioni che in tutti noi ha suscitato.

Moltissima stima a tutti gli amici con i quali ho potuto condividere questa esperienza, in particolare, moltissima stima al Perfetto Ibbo senza le cui indicazioni non sarei riuscita mai a disarmare la deviazione balorda, e SUPER stima ad Andrea per la decisione di fare una Signora Grotta come Neulacoro assieme ad altre otto persone con diversi livelli di esperienza riuscendo comunque a rispettare i tempi.

Grazie di cuore per avermi dato una possibilità così importante che solo qualche mese fa avevo ritenuto di non poter fare a breve.

Stefania

 

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