Passo dopo passo verso te,
che ho immaginato di giorno e sognato di notte,
un ramo in più che si spezza sotto i miei piedi
ed è meno la distanza
sento il tuo respiro
freddo come dicono
avida per l'estetica eppure
bella,
come quelle donne brutte da cui non si riesce a distogliere lo sguardo.
Adesso striscia
lurido verme umano
striscia ai miei piedi
nulla è in tuo potere quì
nemmeno il tuo respiro
che affanna e arranca come la condizione umana di fronte alla Natura
ho una storia millenaria e tu solo 31 miseri anni
sento che hai paura
ed è giusto così.
Forse è questo che si prova ad essere chiusi
vivi in una bara.
Cerco di vedere la fatica per liberare ogni singolo centimetro dalla sabbia
le facce contratte, l'euforia e la delusione
per ogni secondo del mio procedere in questo tunnel
voglio provare rispetto per il risultato di questo lavoro
la nausea soccombo alla stanchezza quanto manca non riesco a salire forse non esco
l'imbrunire e l'aria caldo umida del bosco
e migliaia di insetti che si affollano su di me
non ho nemmeno la forza di scacciarli.
Natura: ti ricorda la tua pochezza,
che ti arrendi ai moscerini.
E quelli si mangiano l'anguria e si sputano i semi addosso.
Decisamente troppo cerebrale, io, per il contesto.
Sara
IS CAOMBUS 23-01-2011
2 gradi,
un timido sole ci accompagna
verso i nostri antenati
che da millenni appartengono a quei luoghi
assimilati alle rocce di quelle ripide pareti
strette, ci guardano ad un palmo di naso,
violarle e assaporano il nostro respiro tiepido polveroso.
50 metri di corda a 3000 anni fa.
Li immagino in fila gerarchica
affidarsi con speranza a numi pagani,
quelle sacre scale dove ora sono posate fredde chiappe
con la presunzione di poter rendere immortale qualcosa di noi,
e i nuragici, in questo maestri,
dalle loro nicchie nella roccia ridono
con suoni gutturali.
sara
