Accompagnati da una giornata calda e soleggiata andiamo ad esplorare Perda Liana e la zona circostante. Dalle numerose adesioni, pare che Enrico e Manu abbiano avuto un’ottima idea e infatti siamo tantissimi. Simone, Sara, Nicola, Lello e Stefania (per gli amici Dolores) sono già in zona e ci attendono nei pressi della caserma della forestale di Montarbu.
Quando arriviamo (in leggero ritardo) loro sono già lì. Abbiamo il tempo di chiarirci le idee sul daffarsi e siamo quasi del tutto operativi. Purtroppo a causa dell’ora tarda e della brevità delle giornate siamo costretti ad operare una scelta che ci porterà alla divisione in due gruppi: un gruppo farà la cengia del Tonneri, e l'altro farà Perda Liana. Ci si rincontrerà più tardi per mangiare insieme.
Sono attratta da entrambe le prospettive, la cengia mi chiama a gran voce, ma la voglia di usare gli attrezzi o tentare un’arrampicatina è molto forte, quindi decido di fare Perda Liana.
Arriviamo all’area di sosta e incontriamo dei cacciatori che hanno appena preso un cinghiale, altri li sentiamo vociferare tutto intorno.
Davanti a noi troneggia Perda Liana e dietro di lei il Gennargentu appena imbiancato sulla cima. Intorno tante vette, gole e il letto del Flumendosa.
Sembra primavera e i colori sono vivaci. In lontananza fra la foschia si scorgono i Sette Fratelli e Serpeddì: è quasi un miracolo visivo.
Iniziamo a percorrere il sentiero CAI 101 fino ad arrivare ai piedi di Perda Liana: vista da sotto è davvero maestosa, e noi ci saliremo sopra! Enrico e Andrea cercano il modo per salire: esiste una via di arrampicata già armata, ma la maggior parte di noi non è in grado di farla; perciò Enrico in versione Spiderman si arrampica su in alto portandosi dietro una corda e Andrea lo segue.
Intanto proviamo a capire come si possa salire, ma nisba, senza gli attrezzi non siamo proprio in grado! Quindi Andrea ed Enrico iniziano ad armare sul naturale: alla fine siamo su un Monumento Naturale!!!!
Contemporaneamente i nostri amici sulla cengia, hanno prima un incontro con un cinghiale dormiente che svegliato dalla loro presenza scappa via per finire tra i cacciatori che gli faranno la festa; poi con la Signora forestale che si intrattiene a chiacchierare con loro. Nel frattempo, Stefania, passando dall’anagrafe locale, ha cambiato nome in Dolores (molto esotico direi!!).
Tutto è pronto per poter salire e così uno dopo l’altro, Augusto compreso, saliamo in cima ad ammirare il paesaggio circostante e a fare due passi nell’unica isola in mezzo all’infinito, mangiamo un boccone e poi iniziamo a scendere. E così scendono i primi che usano il discensore simple, Riccardo scende per la prima volta in doppia usando il Bisbang, io dopo tanto tempo rispolvero la mia piastrina ed Enrico il suo otto.
Siamo tutti giù. Il tempo di rimettere tutto a posto e riprendere la via del rientro girando attorno a Perda Liana lungo un percorso opposto a quello dell’andata.
Giù all’area di sosta ci hanno raggiunto gli amici della cengia che hanno pensato di accendere il fuoco e iniziare a sistemare la tavolata. Il cibo anche stavolta non manca: Simone ha portato un’ottima fricassea che scaldata un pochetto e rivitalizzata con lo squisito vino di Nicola è diventata una delizia da professionisti; Lello ha portato pane per sfamare un reggimento, cardi, ravanelli e quant’altro. Abbiamo carne e salsiccia da arrostire, salame, olive, formaggio insomma un banchetto campestre al quale non manche nemmeno la torta di mandorle di Stafania-Dolores. Iniziamo a raccontarci reciprocamente la nostra giornata in un susseguirsi di aneddoti nei quali non manca nemmeno Augusto e le sue ultime varianti del Bruno, dell’Enrico e della Sara (per contribuire alle quote rosa!!). Sorvolerei su quanto il nome Stefania possa essere evocativo!
Sono circa le 19.30 e riprendiamo la strada del rientro.
Il rientro è meno piacevole e scorrevole dell’andata grazie al simpaticissimo atto di ribellione del cambio della Clio di Riccardo che dopo 185.000 Km ha deciso fosse ora di riposarsi. Quindi, sostenuto dalla corda elastica de su Ragionieri, e trainato dalla Zucchina, arriviamo fino a Muravera dove lasciamo la macchina in attesa di giudizio.
Alberto, molto carinamente ci ospita nella sua vettura, Andrea carica i nostri bagagli e insieme come una vera squadra si torna tutti a casa.
Molta stima a tutti non solo per la bellissima giornata, ma anche e forse soprattutto per la solidarietà di gruppo.
