URZULEI 17-10-2010
VANEGGIO E DELIRIO
A
URZULEI
CAPITOLO I
TUTTI I FUORISTRADA DI ANDREA

Si parte alle 6.30 alla volta di Urzulei per andare alla grotta di Su Crabargiu in occasione di Foreste Aperte. Non sappiamo esattamente se entreremo in grotta o se daremo una mano per le calate in parete, ma armati di un notevole entusiasmo, coraggiosi come pochi ci inoltriamo lungo la ss 125 che è ancora buio.

Arrivati a Genna Silana, vediamo moltissimi visitatori che intendono fare Gorroppu, ma noi procediamo fino a Sa Portiscra. Nel frattempo la Suzuki Samurai di Andrea è andata avanti, i cellulari non prendono e abbiamo difficoltà a metterci in contatto. Quando arriviamo, splendidi e splendenti, chiediamo ai forestali che gestiscono il parcheggio e il servizio navetta: “scusate avete visto un fuoristrada bianco?” I forestali rimangono allibiti per questa domanda e iniziano a ridacchiare, il tempo di guardarci intorno e capiamo le ragioni: ci sono almeno 10 fuoristrada bianchi che fanno da navetta. Capiamo di aver collezionato una bella figuraccia, e da questo momento la giornata prenderà una piega decisamente diversa.

Ci riuniamo al resto della comitiva e, dopo aver fatto il punto della situazione, dopo aver atteso che Leila consumasse la sua banana accompagnata dal sottofondo musicale di: “E’ l’unico frutto dell’amor…è sa castagna è sacca-stagna!” riprendiamo la salita che ci conduce fino a tutti i fuoristrada bianchi di Andrea, dove incontriamo il piccolo Siddartha e la sua famiglia che impartiscono lezioni sulla ghiandaia marina e aspettiamo che ci vengano a prendere (quelli della neuro aggiungerei).

Non riusciamo a prendere la navetta guidata da Priamo, ma non importa, tutti e nove più Lilletta siamo a destinazione al punto di ristoro a Sa Portiscra. Ora non rimane che imboccare il sentiero di Or Muvrones che ci condurrà fino a Su Crabargiu.

CAPITOLO II

INDICATORI DI GROTTA E LA POSSESSIONE DI BRUNO

Iniziamo il percorso trekking guidati dall’istinto scout di Manu, sostenuti dal gps di Andrea e dall’altimetro di Enrico, e ci inoltriamo nella foresta. Qui ricominciano i canti più disparati: Bruno e io recuperiamo i nostri files musicali, Andrea continua con una canzone apparentemente innocua “ Per tagliar l’albero ci vuol la sega” ma qualche altro losco figuro prosegue dando un senso molto diverso: “per far la sega…” e lasciamo perdere il finale, insomma la condizione è del tutto delirante. Non sappiamo quanto la grotta sia distante, perciò io e Bruno veniamo utilizzati come indicatori di avvicinamento alla grotta. Infatti quanto più aumenta la frequenza e l’intensità del canto, più vicini dovremo essere alla grotta.

Di tanto in tanto facciamo una sosta e cerchiamo di riprendere il controllo della situazione. Ormai non dovremo essere distanti. E mentre decidiamo se sia il caso o meno di mangiare, le guide della manifestazione, come le sirene di Ulisse attirati dal nostro canto, ci vengono incontro supponendo che sia stato il vino a condurci fino laggiù. Ma si sbagliano di grosso: abbiamo solo due colazioni e qualche piccolo snack in corpo, niente alcolici!!!! Il tempo di due chiacchiere e qualche ulteriore indicazione e siamo pronti a riprendere il cammino fino alla grotta.

Sono ormai le 14. E’ il caso di mangiare qualcosa prima di cambiarci ed entrare nella cavità. Siamo operativi. Ci hanno detto che non servono attrezzi e corde. Andrea, Enrico e Bruno iniziano a dare uno sguardo, ma non è così: serve tutto e noi tutto non l’abbiamo. Quindi? Usciamo, ci cambiamo nuovamente e decidiamo di riprendere il sentiero. Ma a questo punto Bruno non è più lo stesso: è posseduto dallo spirito di un maturo speleologo e parla, parla, parla fino allo sfinimento. Nel frattempo Manu e Ricky ci deliziano con un intermezzo inquietante e iniziano a giocare con le gocce provenienti dallo stillicidio esterno della cavità superiore all’ingresso della grotta: Riccardo cerca di spegnere la mia sigaretta con le gocce d’acqua, Manu, tenta di lavarsi le mani catturando ogni singola goccia. Che dire? Non ci sono parole. E’ meglio avviarsi.

CAPITOLO III

IL CHUPABRUNO E GLI UTENSILI DEI FORESTALI

La risalita non è semplicissima, ma il percorso è ben segnato e pulito. Ogni tanto ci si ferma per dare uno sguardo alla parete di Campu e Bacu Esone e Gorroppeddu che stanno di fronte a noi, e poi risaliamo ancora.

La possessione diabolica di Bruno termina nel momento in cui nel bosco fa capolino la figura mitologica del CHUPABRUNO. Siamo atterriti da questa visione. Tuttavia, qualcuno, non riuscendo a vedere il mostro e fraintendendo il nome della creatura, chiede se per comprare il CHUPABRUNO bisogna essere maggiorenni: nessuno purtroppo ha la risposta a una simile domanda dato che tutti siamo maggiorenni!

Riprendiamo ancora una volta il nostro cammino. Ma ci sono degli interrogativi importanti che necessitano delle risposte. Ci chiediamo in effetti come i forestali abbiano potuto ripulire il sentiero. Qualcuno azzarda l’ipotesi della MOTO SEGA, qualcun altro l’ipotesi della SEGA A DUE MANI. Ma c’è il solito distratto, che non avendo seguito l’inizio della conversazione chiede delucidazioni a riguardo suscitando l’ilarità dei compagni. E mentre si susseguono le spiegazioni sul funzionamento degli utensili, qualcuno comincia a lavorare a mano il suo bastone, rendendolo liscio e vellutato e mostrandolo orgogliosamente ai compagni d’avventura.

Intanto, attirati dai nostri equivoci discorsi, dalla sommità della parete alle nostre spalle, alcune persone ci chiamano e ci salutano festosi. Rispondiamo al saluto e siamo pronti ad affrontare l’ultimo tratto di risalita su una simpatica parete gradonata.

CAPITOLO IV
RISALITA E ARTISTI IMMAGINARI

Dall’alto il paesaggio è fantastico. Si vede tutta la vallata e il bosco sotto la luce soffusa del sole che tramonta. Saliamo ancora e siamo nuovamente a Sa Portiscra. Ci ricomponiamo e andiamo a fare un giro tra gli stand che ormai sono in chiusura e qui, stavolta un goccetto non ce lo leva nessuno, e i forestali sono generosi e premurosi poiché data la stanchezza di alcuni e lo straparlare di altri, pensano sia una buona idea offrirne una doppia razione sottolineando il tutto con “RIPRENDITI!!”! A questo punto riprendiamo le navette per raggiungere le macchine e spostarci per andare a mangiare.

Ormai è buio e fa freddo. Ci fermiamo alla sorgente dove apparecchiamo il tavolo e ci disponiamo per la cena. Al solito il cibo è abbondante e non ci facciamo mancare nulla dall’antipasto, al dolce, il caffè e le coccole di una cioccolata calda che oltre a riscaldare il cuore, in alcuni casi ha ustionato anche le dita dei più golosi. Anche la cena viene allietata da siparietti cabarettistici con artisti di strada immaginari quali: giocolieri, majorette maggiorate, cheerleaders, mangiatori di fuoco e lanciatori di coltelli che si esibiscono col solito sottofondo canoro. Siamo pronti a riprendere la via del rientro ma non prima di aver ripulito i tavoli utilizzando sacchi della spazzatura giganti ad altezza di Bruno.

CONCLUSIONE SCIENTIFICA

E’ stato stimato che una quantità simile di scemenze dette e fatte in una sola giornata non sia assolutamente ragionevole, pertanto è necessario smentire quanto il POETA IPOGEO CONTEMPORANEO sosteneva nella sua ode: “che il vaneggio fosse colpa del carburo”. Il giorno 17/10/2010 il team di scienziati che ha partecipato al convegno di Urzulei ha stabilito che il carburo si è rivelato essere un discreto sedativo contro vaneggio e cazzeggio. Tuttavia, ulteriori esperimenti saranno necessari prima di diffondere la notizia attraverso i media.

Grazie a tutti gli amici della spedizione Urzulei: VI STIMO!!

Stefania Pocahontas

 

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