Incontro alle 06,30 al mediterraneo con Lello e Pier Francesco, riuniti al resto della comitiva Stefania, Nicola e Costantino ci dirigiamo verso Urzulei. A Lotzorai il gruppo cresce e dopo le ultime comunicazioni con la civiltà proseguiamo tra paesaggi alterni a bastioni di roccia calcarea e pianori tipo tundra Siberiana popolati da mucche maiali e asini. La preparazione richiede più tempo, causa vestizione muta (qualcuno fa riti propiziatori con il sapone), io rispolvero la custodia sub x la fotocamera e il fido torcione sub, compagno di tante avventure negli abissi. Ci infiliamo in un pozzetto di pochi metri e i primi ad entrare cercano il passaggio, ma l’eco del “si passa di qua!” non mi convince, scendo anche io e perlustro vari cunicoli, un’aria fresca e umida mi investe la faccia, annuso l’aria come un segugio, vedo una corda! Eccola! Splash! Troppo euforico per il bagno rinfrescante, non mi rendo conto che nuoto in una pozza con 70 cm d’acqua (l’adrenalina sale velocemente). Dopo aver atteso gli altri, mi addentro in una galleria con liscie pareti, il pavimento è composto da larghe vasche sovrapposte che ci danno il primo contatto con l'acqua fredda, ne approfitto x qualche foto ai partecipanti, batterie scariche!!!!!!! (cambio al volo). La grotta si apre più avanti, intravvediamo il letto del fiume e attrezzata una discesa di circa 15 metri su una parete molto liscia e bagnata, ci caliamo, chi in corda doppia, chi in singola e Nicola ha prontamente permesso la discesa di tutti, anche la mia, che non sapendo di fare “torrentismo sotterraneo” non avevo piastrina. Siamo in acqua fino al mento ma tanta è l’eccitazione che non sentiamo più freddo, iniziano ad alzarsi dai caschi fiammoni tipo la Saras di Sarroch e la sala si illumina a giorno. Lo scorrere dell’acqua è ormai la colonna sonora permanente di questa avventura. Partono le riprese mie e di Lello che prova la “sportivecam” adattissima a queste situazioni. Nuotiamo allegramente tipo nutrie di fiume, trascinandoci le sacche speleo che all’occorrenza fanno da materassini, il tratto copre diverse decine di metri, quando arriviamo ad una parte più asciutta. Esco dall’acqua ma sento che non riesco ad avanzare per il peso, penso di aver agganciato qualche cosa ma mi giro e vedo solo il mio sacco a tenuta stagna! Mmm…mi sorge un dubbio, ma è stagno? Il dilemma è risolto dalla cascata d’acqua che esce quando lo apro, ops! I vestiti x il dopo grotta sono fradici. Ci fermiamo per attrezzare una discesa di circa 10 metri su pareti di calcare liscissimo, scolpite dalla forza dell’acqua a volte con canaloni fortemente smussati, tondeggianti e a volte in spuntoni affilati come coltelli. Faccio foto e riprese, ma l’ambiente è così vario che ho paura di perdere angoli dalla bellezza unica. Più giù rincomincia il laghetto, impaziente di scendere, cerco altri passaggi, ne trovo uno già armato con 10 metri di corda, avviso Nicola e Costantino che mi segue, a metà vedo che la corda è in brandelli ma la discesa è gestibile senza attrezzi. Nel frattempo la muta inizia a dare caldo e riscendere in acqua da ancora sollievo. Mi ritrovo insieme a Lello nella progressione su un altro lungo tratto navigabile, quando lui si accorge della presenza di un “geotritone con casco e tuta rossa, spalmato sulla parete. Ma no è Stefania che in crisi mistica pensa di essere una patella di scoglio, la convinciamo che non siamo al mare e riprendiamo la nuotata. Arriviamo ad un altro tratto asciutto e decidiamo per un veloce pasto (grana padano, un toccasana per riprendere le forze). Da questo punto inizia una serie di brevi discese in toboga e colti da crisi d’identità, io e Lello ci trasformiamo in eterni “peter pan” e con un sorriso stampato in faccia sguazziamo tipo salmoni nelle pozze. La sfrenata discesa viene rallentata da una strettoia dove l’acqua, che tanto calma pareva, acquista velocità e portata. Anche qui Stefania ha una crisi mistica, si sente la sirenetta di Copenaghen e appollaiata su uno spunto ne ha deciso di non andare avanti. Non riuscendo a convincerla che non gli crescerà mai la coda, la tiro giù di forza e la faccio andare avanti tra gli applausi degli altri. Altri laghetti e fiumi ci attendono, ma col pensiero che ci stiamo avvicinando alla fine, propongo di fare un secondo giro, nessuno risponde,…………. ma era il desiderio di molti se non di tutti. L’idea iniziale era di uscire risalendo da un punto più in alto con gli attrezzi, ma quando vedo una luce verdastra nel display della fotocamera e all’improvviso scorgo i raggi di sole che illuminano l’acqua sotto di noi e le nostre teste, capisco, siamo sulla cascata!!!!!!!! Il panorama già particolare con le luci dell’acetilene, diventa maestoso come le pareti che ci circondano, mentre riprendo mi rigiro in continuazione fino a farmi venire il capogiro, mi fermo e cerco di trattenere l’euforia, non ci riesco e lancio un grido di profonda soddisfazione. Ci fermiamo su un gradino che domina da 5 metri di altezza, una pozza di circa 10 metri di diametro. Cosa facciamo armiamo una corda??? Ma che scherzi! Inizia la passerella di speleo-tuffatori, non perdo occasione di riprendere dall’alto e Lello dal basso. Qualcuno come Pier Francesco tenta un tuffo planato, ma la forza di gravità ha la meglio, segue Costantino in vero stile "navy seal", Nicola e poi il sottoscritto che, troppo preso, non spengo la fotocamera che riprende verso il basso la discesa. L’attesa per calarci in “Su cunnu e s’ebba” è la parte più monotona e spiacevole: l’aria espulsa dalla grotta, insieme all’acqua, alimenta i brividi di freddo, così inganno il tempo facendo foto dall’alto (il panorama anche qui non si smentisce). Tocca a me, mi allongio su un clessidra e vedo che le pareti lisce non danno nessun appoggio, perciò inserisco ben a monte il discensore con chiave, trovo le forze per slongiarmi e mettermi in libera su 45 metri di salto!!! (salivazione ai minimi storici). I dubbi sulla difficoltà di quella discesa ci sono ma so che giù fa meno freddo, perciò senza indugiare troppo, inizio a calarmi. Sin dai primi metri mi ritrovo sotto la doccia, ma non così forte come pensavo e ciò mi tranquillizza, la parete rivestita di muschio è come camminare sul sapone, mi fermo, devo scattare 2 foto, vado in chiave e scatto in alto e in basso. Gli altri hanno detto che la cascata ti tocca solo nei primi metri, io l’ho cercata apposta! E così, dove ho potuto, ho continuato a bagnarmi. Giù, la corda finiva in un'altra pozza e non volendo perdere l’occasione......splash!!!!! Foto dal basso a ricordo dell’avventura e dei partecipanti che mi seguono, ma il bello deve ancora arrivare:la schiena d’asino! Il cambio è fradicio perciò tengo la muta (sauna), c’è venticello che mi dice che non sarà troppo calda la risalita, la cosa è fattibile. Ci arrampichiamo come caprette lungo uno scosceso e ripido versante, anche i rovi ci ostacolano, ma con la muta affronto anche questa insidia (chi ha messo i calzoncini corti era meno contento). Altri pochi metri e torniamo alle macchine dove un pasto più sobrio dei soliti festeggiamenti del G.G.C., ci ritempra e conclude in bellezza la sosta a Urzulei land. Arrivati sopra il paese i telefonini impazziscono segnalando l’attesa di molti nel ricevere notizie fresche. Arrivo a Cagliari verso le undici, stanchi, sfatti, disidratati, ma con un emozione enorme nel cuore e tanti ricordi ancora da “metabolizzare”.
A chi non l’ha fatta dico solo, …………..sbrigatevi!!!!!!!!!!
Alberto su giometru.
Allongiato ai salti nelle pozze!!!!!!!!
