SU PITZIANTI II
LA GROTTA DEI DUBBI
E’ passata solo una settimana, ed eccoci nuovamente all’enigmatica grottina che domenica scorsa ci ha tenuto impegnati.
Il gruppo è cambiato solo in parte e le new entries stavolta sono Marco Murtinu, Enrico Vargiu e il socio Antonio che da Nuoro ha macinato km per fare il minatore! E’ un piacere per me tornare in grotta con Marco, quel sant’uomo che durante il corso ho torturato con le mie straordinarie abilità speleo; ma non oggi: sai che figura essere acchiappata per l’imbrago ancora una volta anche dopo il corso!!!
Sono ormai le 11 circa ed entriamo in grotta armati di vanghe, picconi, paioli, cazzuole e materiale da cantiere, non per sconfiggere la nube di moscerini che anche stavolta ci dà il benvenuto, ma per cercare di capire se e cosa ci nasconde la grotta.
L’entusiasmo è a mille, stavolta vinciamo noi! E iniziano i lavori. Questa settimana l’ambiente è più umido e fresco. Andrea sembra posseduto dallo spirito di un minatore, senza indugio si arma di piccone e con l’aiuto di Pierfrancesco inizia a liberare il passaggio alla destra del cunicolo dove si lavorava la settimana precedente. Tutti gli altri lavorano alacremente al passamano dei paioli che uno dopo l’altro innalzano la montagnetta che sta a sinistra prima del budello. Andrea è infaticabile e continua a picconare per tanto, tantissimo tempo. Nei rari tempi d’attesa con Marco e Manu si decide di abbellire le pareti lanciando pallette di fango in modo da creare delle opere d’arte postmoderna rappresentanti, a detta di Carmen, divinità grottesche più disparate. Il freddo e l’umidità iniziano a farsi sentire, ma non per i picconatori e spalatori indefessi che però dopo un bel po’ chiedono il cambio: è il turno di Antonio ed Enrico.
Tuttavia, sembra che l’aria fresca che circola nella grotta provenga da un’altra parte rispetto a quella dove si sta scavando, perciò si cambia obiettivo. Intanto Andrea ha ripreso forze ed energia e non si da per vinto. Ricomincia a picconare e ogni colpo dà energia al gruppo che spera in nuove sale e gallerie. Insomma, è un’altalena di attese, aspettative ed emozioni che ci rendono ancora più gruppo. Marco, Paolo e Manu danno ancora una volta il cambio: la terra e il fango riempiono paioli e paioli che ormai non sappiamo più dove sistemare. Ogni palata è la speranza di un nuovo ambiente, ma purtroppo non è così.
Ormai stremati dal freddo e dalla stanchezza decidiamo di uscire pieni di dubbi sul nuovo tratto disostruito. E poco dopo siamo fuori al tepore del bosco, armati di arnesi e grondanti di fango. Iniziamo a ripulirci e a ripulire le attrezzature e poi pronti per la “sagra dell’anguria” che stavolta è in grande quantità assieme ad altre varie libagioni tra cui non manca il mitico richiamo per George, che deve aver ben pensato di tenersi lontano vista la mia tuta rosa con la quale mi sentivo tanto carina ma che invece a detta di qualcuno mi fa somigliare alla Pantera Rosa: UFF!
Ancora una volta una bellissima esperienza per la quale i ringraziamenti vanno in primo luogo ad Andrea e Manu per avermi portato alla spedizione, a Pierfrancesco per aver sopportato le mie inutili chiacchiere ed infine ad Enrico per non avermi abbattuto a colpi di piccone e pala per vendicarsi del tormento datogli con i continui colpi di paiolo.
Stefania moolto Pocahontas!
