E' tutto il giorno che me ne vado in giro a testa alta fiero del mio trinco sul naso aspettando che qualcuno mi chieda cosa mi sono fatto... giusto per avere l'occasione di raccontare la storia di una bella domenica di sana Speleologia passata con amici vecchi e nuovi.
Si, ieri domenica 2 agosto 09, a Locoli è stata proprio una bella avventura.
E' cominciata alle 6.20 quando ho acceso il mio "nuovo" Opel Frontera Sport (12 anni e non sentirli) e sono passato a prendere Don e Manu alla Carretton House di via Puccini. Tempo di caricare tutto e incontrare Marcolino e Paolo al Jolly hotel della Circonvallazione di Pirri. Prima colazione al distributore del salitone e partenza verso Siniscola. L'intenzione era di essere alle nove nel piazzale antistante il sentiero che porta alla grotta, ma durante il viaggio, Marcolino ci informa che gli amici dello SCOR sono in ritardo a causa di forza maggiore (festino notturno), quindi ci chiedono di aspettarli all'autogrill di Tramatza.
Arrivano verso le nove meno qualcosa, nel frattempo le colazioni si sono triplicate e il sonno è completamente passato. Facciamo le dovute presentazioni e partiamo. Loro sono quattro... Barbara, Andrea, Maurizio e Silverio, noi cinque, ma a Siniscola troviamo altri membri dello Speleo Club Nuoro, tra cui il mitico Boboreddu (mitico per chi legge regolarmente Speleosar).
Sono tutti gentilissimi e disponibilissimi, tutti con il sorriso sulle labbra e sinceramente emozionati per avere 'ospiti' del Cai e del Soccorso, ma soprattutto di avere occhi nuovi nella grotta che, a quanto pare, chiamano "delle collaborazioni". In effetti, l'idea di far entrare gente nuova è utile per ottenere spunti e idee non condizionate da quelle dinamiche che hanno portato l'esplorazione fino a quel punto.
La nostra preparazione è un po' lenta a causa del caldo e delle mute che non vogliono entrare, ma presto ci riuniamo al gruppo all'ingresso della grotta, dove un primo, splendido fresco laghetto di acqua cristallina ci accoglie fra le sue gelide braccia. Il tuffo non è obbligatorio visto che un ponticello in legno permette di bypassarlo agevolmente, ma fuori c'erano quaranta gradi con un tasso di umidità prossimo al 100%... itta fais, tindi privvasa?
Proseguiamo in saloni abbastanza ampi che ci portano ad un secondo ed un terzo laghetto, tutti lunghi e profondi. La progressione è simile a quella della Donini, si passa la maggior parte del tempo in acqua in ambienti belli e suggestivi. Ci si arrampica e disarrampica fino ad arrivare al famoso sifone pensile, il cui svuotamento ha permesso il proseguimento nei nuovi ambienti. Il resto del gruppo ci aspettava ad un bivio, in alto a destra una sala fangosissima ampia e ricca di eccentriche, in basso una serie di strettoie che portano verso il basso, ancora una volta in acqua. Gli ambienti qui sotto sono particolarissimi, somigliano a cripte di cattedrali gotiche allagate. Si passa a pelo di naso tra acqua e soffitto da un ambiente all'altro, con Barbara che eccitatissima ci illustra ogni meandro esplorato alla ricerca di nuovi pertugi dove infilarsi.
L'ambiente si riapre in un alto e lungo salone allagato che finisce in una diaclasi insidiosa da fare in opposizione, in salita. Sulla sinistra un cunicolo stretto e profondo si chiude con un sifone (esplorato dagli speleosub).
La grotta sembra terminare con l'ennesimo cunicolo in discesa con sabbione, che finisce in una sala allagata, parzialmente svuotata con carrucole e secchielli precedentemente fino a permettere di passare agevolmente la stretta imboccatura. L'interno della saletta presto si riempie di speleo che armeggiano attorno ad un buco stretto più o meno come la mia coscia. Il Don non resiste e ci si ficca dentro per metà torace ma torna indietro, poi ci prova Barbara... ma nulla, Andrea (scor) peggio... così arriva il mito Boboreddu che si leva tuta e muta e tenta di infilarsi a petto nudo con la pelle a contatto con la roccia viva... aaagghhh! Nulla, non ci entra neanche lui (e meno male altrimenti l'avremmo tirato fuori scorticato). Ma a un certo punto, alla coatta, vediamo un paio di stivali uscire la buco... il Don, come fosse un trimuligione si è compattato ed è scivolato a supposta dentro il cunicolo, il tanto giusto per scoprire che da li non si va da nessuna parte.
A questo punto, timidamente, mi rivolgo a Marcolino, anche lui in ammollo nella fanghiglia e gli chiedo se non sarebbe una buona idea svuotare a secchiate la saletta in cui ci troviamo per passare il sifone dove mi trovo infilato (simulando continuamente di volerlo passare in apnea... giusto per farlo incazzare un po') buttando l'acqua nel cunicolo di cui sopra. Detto fatto, con due secchi e un passamano rapidissimo tra Marcolino (sostituito poi dal Don) io e Boboreddu, abbiamo abbassato il livello dell'acqua di almeno di 15 cm. Il passaggio si è aperto, o perlomeno ha liberato quei pochi centimetri che permettono al naso di respirare... quindi dopo un primo tentativo di Manu, tento di passare io. Mi levo il casco, mi sdraio a testa in su facendo il morto in acqua tenendo il casco avanti per vedere il percorso. L'acqua è a filo di narici, le orecchie sotto l'acqua si tappano, una strana calma mista a eccitazione mi pervade... faccio gimkana con la testa cercando i posti migliori in cui far passare il naso, che si graffia più volte sulla volta piena di protuberanze. Penso a ciò che sto facendo, sento la voce ovattata di Andrea che dice agli altri di stare zitti, di non muovere l'acqua e mi chiede come va, "benissimo" gli dico. E' stato fantastico e ancora di più è stata l'emozione di quando, dopo pochi metri, un alto salone si è aperto davanti ai miei occhi facendomi esultare con un "GALLERIEEEE"!
Mi alzo in piedi e faccio un rapido giro aspettando gli altri. A sinistra un cunicolo perfettamente circolare alto almeno due metri, di fronte una colata di fango e un alto salone. E' stato bello... finchè non ho visto pedate e unghiate sul fango. Torno indietro all'acqua, aiuto Barbara a uscire dal passaggio tirandola fuori per i piedi e le dico. "Ci sono delle orme!". L'espressione di giubilo, si è subito trasformata in delusione... eravamo davvero convinti di aver scoperto nuovi ambienti, invece, quel sifoncino è solo un bypass di un passaggio più alto, infatti giù in fondo al salone, c'erano ancora le corde della discesa e di una risalita.
Comunque, con questa operazione, abbiamo in ogni caso permesso di chiudere un cerchio che ancora era aperto. Nel senso che, ovviamente, non si sapeva che quel passaggio portava in quegli ambienti già visitati in passato.
Passano comunque tutti per visitare gli ambienti e si decidere di controllare il condotto a sinistra che termina con salto di qualche metro in acqua. Dopo aver recuperato quanche corda, scende Maurizio, ma risale dopo pochi minuti, il pozzo chiude quasi subito. Alcuni tentano di disostruire un pozzetto nell'altro salone... ma anche quello si rivela un vano tentativo in quando si ricollega a quello principale. Insomma, la grotta ci stava dicendo di tornare indietro in quanto lì non c'era altro da esplorare. E l'abbiamo accontentata. Siamo tornati indietro...
Ma Andrea (scor) e Barbara non ancora appagati, passata la diaclasi e il lago girano a sinistra verso un alto e viscido arrivo di argilla e ci propongono di continuare l'esplorazione in quella direzione, mentre gli altri erano ormai avanti e prossimi all'uscita. Il Don si fionda e comincia a scalare il fango arrivando fino in cima, lo seguono Andrea e Barbara, Marcolino con una corda e io. Paolo, Manu e Boboreddu fanno foto artistiche ai laghetti e noi tutti su a guardare dentro un buco dove si era infilato il Placido che conferma che la grotta sembra proseguire. Ma nessuno ha seguito il nostro impavido eroe in quando eravamo ormai statuette d'argilla prossimi alla cottura... si scivolava troppo e le altezze benchè non eccessive, avrebbero comunque provocato qualche danno. Barbara ci guarda con una lacrimuccia e dice "venite domenica prossima? Dai... cosi andiamo avanti!"
Siamo rientrati dopo una serie di tuffi nei laghetti e la consapevolezza di aver fatto un'ottima impressione. Abbiamo lavorato con loro divertendoci ed essendo utili. Ci siamo lasciati con la promessa di rifare qualche uscita con loro, magari un campo a S'edera a breve.
E mi fermo qui... perché mi sono annoiato io a rileggere, immagino voi, ma ormai mi sento in dovere di fornire la cronostoria delle uscite a cui partecipo. Sia per rendere partecipe chi non è stato con noi, sia per lasciarne traccia nella memoria storica del Gruppo. Un gruppo che sta crescendo, che acquista ogni anno nuovi elementi che saranno poi il futuro stesso del gruppo stesso. Non sarebbe male, quindi, avere qualche appunto in lista anche da parte dei nuovi arrivati.
Per coloro che non conoscono la grotta di Locoli e non sono iscritti su speleosar, su cui vengono pubblicate tutte nuove scoperte, mando un link di un servizio di videolina di un pò di tempo fa, che conferma l'importanza di questo complesso sistema carsico.
http://www.youtube.com/watch?v=9ODMXTaBItc
Antonio
