Abisso Gasparro

Domenica 14 giugno - abisso Gasparro - Domusnovas

L'uscita è stata decisamente soddisfacente. Gli obiettivi non erano molto
ambiziosi e avevano sfaccettature tra il tecnico e l'esplorativo. Si voleva
togliere un  po' di ruggine qua e là dagli attrezzi di chi era stato fermo
più o meno a lungo, come me  impigrita, Andrea infortunato o Simone, dato in
prestito al torrentismo, e allo stesso tempo permettere a Gabriellino di
tenersi in esercizio per i suoi prossimi impegni didattici da allievo.
Dal punto di vista esplorativo, per quanto la grotta sia più che conosciuta,
l'eccezionale piovosità di quest'inverno ci diceva che comunque valeva la
pena di andare a dare un'occhiata.
Appuntamento e viaggio tutto ok, poi dopo aver parcheggiato nell'area
pic-nic qualcosa, nella nostra domenica, sembra essersi "accorciato".
L'avvicinamento, che era stimato in almeno mezz'ora, ci ha richiesto si e no
quindici minuti e, malgrado il caldo e la ripidità della salita, non ci ha
fatto soffrire troppo. Dopo aver raggiunto il rudere circa 200 metri a
sudest del parcheggio, lo si aggira sulla sinistra e si segue per circa 150
metri una traccia di mulattiera in salita, con andamento a tornanti. Si
interseca un evidente e ripida discarica di detriti, stretta meno di un
metro e con evidenti tracce di passaggio. Ancora dieci minuti in salita e si
raggiunge un muretto di terrazzamento. La grotta, si trova in quota con il
terrazzo, ed è individuabile facilmente per l'ingresso da una galleria
mineraria.
Il fondo della galleria è ancora copereto da uno spesso e denso strato di
fango che ci "risuola" gli stivali, ma è una pacchia per una famiglia di
Speleomantes, grandi e piccini.
L'ingresso alla cavità naturale, sulla destra per chi entra, richiede un
corrimano piuttosto lungo, perchè la roccia nel punto in cui la galleria
mineraria interseca la grotta è marcia e molto friabile.
Arma Gabriellino, seguito a ruota da Andrea. La grotta è impestata di fix e
spit, perchè armata più volte, sia per la progressione che per manovre di
soccorso, ma questo non agevola il compito del nostro armatore.
Dopo la prima verticale, ancora fangosa, si entra nella parte della grotta
più stretta in discenderia e ancora attiva, con uno stillicidio sulle colate
che non si può quasi neanche chiamare scorrimento.
Arriviamo ai -120 nella sala (sala??) al cui fondo si apre la strettoia che
costituisce il passaggio obbligatorio per gli ultimi 40 metri di grotta.
Simne è del parere che la strettoia potrebbe essere resa più accondiscente.
Data un'occhiata all'orologio e alla spia della riserva, si decide di
risalire, stimando che essendo in sette, ci vorranno più o meno tre ore ad
uscire e disarmare.
Piano piano ci si avvia e, ops, in meno di due ore siamo tutti fuori.
Pazienza! Ci tocca mangiare con calma e, visto che c'è una fontanella
gocciolante nei pressi, anche lavare corde e sacche.
Dopo un po' di speleoturismo (come privarsi di una visita alla "Grotta dei
bisogni"? non è uno scherzo, esiste davvero!), si riparte.
In viaggio si favoleggia di un campo a s'Edera.... ma questa sarà un'altra
storia.

Foto: Gaspa01
Foto: Gaspa06
Foto: Gaspa02

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