Cari soci,
due righe sull'uscita in grotta di questa domenica.
Siamo andati a visitare pozzo Elia, un -65 in territorio di Buggerru più o meno dalle parti di Bau mannu. La squadretta è leggera ma compatta: ManuCAI e io rappresentiamo le quote rosa, i maschietti sono Don, Antonio Palumbo e Paolo Pinna. Nell'occasione fanno il grande rientro in grotta il dito malconcio dl Don e il mio imbrago nuovo.
L'avvicinamento è proibitivo per la Punto, le piogge invernali hanno scavato solchi, ma che dico, fossi, ma che dico, un secondo su Disterru al centro della stradina sterrata e l'ultimo chilometrino lo si può fare solo in fuoristrada. Da bordo strada a bordo pozzo sfioriamo i cento metri di distanza. L'ingresso del pozzo è poco appariscente e a fior di suolo, e un lato è costituito da detriti in precario equilibrio, cementati solo dal fango argilloso. Il disgaggio, eseguito secondo le due scuole di pensiero
1) togli tutto quello che si muove
2) più ne togli, più ne viene via
si attesta su una posizione di prudenza, con rimozione di tutto il pietrame medio e piccolo e l'imbragatura di un grosso masso minaccioso proprio sul bordo.
L'unica traccia di armo è un vecchio fix ossidato, che sottoposto ad accurata manutenzione accetta di buon grado di reggere un chiodo, ma solo in buona compagnia di uno spit nuovo. La prima campata, di oltre 40 metri, richiede due frazionamenti, ma va giù quasi verticale in roccia abbastanza pulita e molto fessurata. al terrazzino di -45 al fondo ci sono scarsi circa altri 15 metri, in parte in un simpatico toboga ben levigato dall'acqua. Al fondo, la grotta forma un salone ascendente ben concrezionato.
Spunti di interesse della grotta:
è un pozzo abbastanza bello, da uscite post corso, ma scarica moltissimo e
proprio per questo non è adatto a gruppi numerosi e con persone poco
esperte. E' evidente l'azione di dilavamento delle piogge di questo inverno,
che ha inciso anche un deposito antico di detriti ai quali sono mescolati
cocci romani e ossa animali.
La grotta ospita una bella colonia di geotritoni, che hanno rischiato di diventare geotritati prima che ci accorgessimo di loro e stessimo attenti a non spiaccicarli. L'umore è stato ottimo: malgrado i tempi necessariamente lunghi per l'armo, il caldo torrido all'ingresso e le scariche di pietre da
cagheggio, nessuno ha fatto una piega e ci siamo divertiti pure. All'ora di imbandire la tavola ci siamo resi conto che la pietanza più succulenta nelle nostre disponibilità era una scatoletta di tonno e abbiamo optato per una pizza a Funtanamare, nella pizzeria "Chiaro di luna" altrimenti detta "ai tre naufraghi" in ricordo di non so quale leggendario e avventuroso approdo.
Felici, ma sicuramente stracciati di fatica e di sonno, siamo arrivati ai nostri rispettivi lettucci che erano quasi le due del mattino.
Per la serie, c'è piaciuto, ne vogliamo ancora, abbiamo parlato della possibilità di fare un salto a su Pitzianti per vedere se le piogge torrenziali di quest'inverno hanno cambiato significativamente le
possibilità di disostruzione dei punti di assorbimento già individuati, oltre a farci una domanda simile anche per sos Campidanesos.
Chi fra i soci può essere interessato, potrebbe fare una "dichiarazione d'intenti" già da ora, così giovedì arriviamo in sede con un'idea un po' più definita dei programmi per la domenica.
In allegato una foto dei miei compagni di avventure.
Allongeata alla longe nuova,
Carmen

