L'ingresso di Pozzo Elia lo individuammo l'anno scorso in questo stesso periodo, e dopo tanta attesa finalmente ieri (domenica 7 giugno 09) ci siamo scesi.
Il team è composto da Andrea Don Placido, Manuela, Zia Carmen, Paolo Pinna e il sottoscritto. Il buco nel terreno lo troviamo subito. Andrea chiede chi se la sente di armare e... timidamente, mi faccio avanti. Da quel momento l'uscita assume un carattere prevalentemente didattico in quanto è la prima volta che armo una grotta completamente (a parte qualche singolo armo in altre uscite) e, cosa non da poco, una in cui nessuno di noi è mai stato prima.
Pozzo Elia è una diaclasi con una profondità massima di circa 65 metri composta da un tiro unico di circa 40 metri con terrazzino intermedio, un toboga, un pozzetto di qualche metro e due saloni di cui uno concrezionato e uno liscio e fangoso accessibili da un corto e basso corridoio il tutto servito con contorno di pietre, sassi, terra, fango, ragnoni e una splendida e numerosissima colonia di geotritoni.
La mia esperienza d'armo. Diciamo che dopo l'attacco iniziale ho dovuto cavarmela praticamente da solo e questo è stato molto... molto stimolante ed emozionante. All'ingresso, dopo aver allongiato ad un albero un masso che minacciava di cadere giù...(ma quando mai!), abbiamo predisposto una partenza su naturale con frazionamento sul bordo interno del pozzo, doppiato con spit aggiuntivo dopo aver saggiato il fix arrugginito già presente a colpi di martello. Dopo qualche metro, altra serie di martellamenti per spittare una deviazione sulla parete opposta in maniera che con un unico tiro si potesse scendere il più possibile nella diaclasi senza toccare. Al primo terrazzino chiamo Andrea per fargli vedere se è il caso o meno continuare visto che il pozzo, da quel punto in poi, scarica proiettili di tutti i calibri. Risale rassicurandomi che la cosa è fattibile e ne approfitta per allungare la deviazione secondo le mie indicazioni dal basso.
A quel punto scendo con due sacche e mi armo un frazionamento su naturale a 15 metri dal fondo che riduce a poco più di due pedalate lo sfregamento della corda su in alto.
Dò il libera, scende Andrea con il quale, al riparo dalla pioggia di meteoriti, aspettiamo gli altri ammirando la colonia di geotritoni e chiedendoci quale ricetta potrebbe essere più appropriata... nell'eventualità di un'emergenza alimentare. Per affrontare il toboga e l'ultimo pozzetto utilizziamo la rimanenza della corda da 60 per creare un anello di corda doppio (mi sembra di ricordare che si chiami cosi) attorno una sorta di clessidra da cui far partire quella da 40 verso il basso. Al bordo del pozzetto fraziono su uno spit già esistente (dimenticandomi di doppiare), scendo nel pozzetto e vado a perlustrare le sale in attesa che arrivino gli altri. A quel punto il Don mi fa notare ad una ad una tutte le cassate fatte... risalgo per primo e me le ricontrollo ad una ad una. Insomma alla fine però ne sono uscito soddisfatto.
La serata si conclude in una pizzeria a Funtan'a mari... che è poco speleo, ma molto efficace.
Antonio Palumbo
Frase del giorno: "Pietraaaaa!" - "Ahiiii... è a dirlo primaaaa!"
