29-31 maggio 2009
Dopo aver reperito tutte le informazioni necessarie sulla grotta e soprattutto essersi accertato che fosse ancora armata e segnata da Icnussa 2009, Gabrielino ha appeso il foglio di uscita giovedì in sede. Abbiamo sottoscritto l'uscita io e Paolo, mentre Andrea e Manu sono rimasti in forse, fino alla rinuncia completa per cause di lavoro.
Partiamo quindi venerdì sera dopo una lauta cena offerta da Paolo a casa sua. Verso le 22.45 carichiamo la macchina e prendiamo la ss125 in direzione Flumini, dopo un po’ di panoramica rientriamo sulla statale da Solanas in direzione Muravera. Ben presto, prima delle gallerie, Gabrielino mi cede il volante e si addormenta... all'una siamo a Teletottes (che abbia corso un po’?). Montiamo le tende e sprofondiamo nel sonno ristoratore che dovrebbe prepararci all'impresa del giorno dopo.
Alle nove siamo tutti svegli ed eccitati, il tempo è splendido e caldo, facciamo un'abbondante colazione e prepariamo le sacche. Alla fine ne toccano due a testa e siamo senza corde (!).
Ci infiliamo tra la roccia e il cancello di Su Palu esattamente a mezzogiorno e come tutte le grotte che si rispettino i primi cunicoli sono stretti e le diaclasi insidiose, ma dopo due frazionamenti ecco il primo ampio salone. Discendiamo la frana composta da imponenti massi staccatisi dal soffitto chissà quanto tempo fa e tra salti e culovie arriviamo al fiume. L'acqua è splendida, fresca e chiara. Il suo fragore mi mette di buon umore. Mi dicevano che ognuno ben presto trova la sua grotta, o perlomeno la sua tipologia di grotta, bene, io penso di prediligere quelle con acqua, molta acqua, da immergersi completamente e sentirne il fresco abbraccio. Ed è al fantomatico sifone che questo avviene e prendo finalmente confidenza con la grotta. Mentre Gabri e Paolo indossano la muta... io mi butto in acqua in tuta (senza sottotuta), saluto gli altri e passo la strettoia... wow! Penso sia l'esperienza più bella mai fatta. Ci sono venti centimetri scarsi tra il pelo dell'acqua e il soffitto i quali mi obbligano a tenere solo mezzo viso fuori per respirare. L'acqua è fredda proprio come piace a me e quasi mi dispiace finisca subito. Ci passiamo le sacche con il cordino dopodiché passano prima Gabri il quale riesce ad aver freddo nonostante la muta e la tuta e Paolo che indossa la mia (solo la parte superiore) che a poco gli serve, visto che è di due misure più grande. Continuiamo in uno stretto budello fino alla sala Rossa "spogliatoio" dove ci asciughiamo, cambiamo e mangiamo qualcosa. Voto 4 al dispensiere (lui sa perchè :) )
Ripartiamo lasciando le mute appese al filo ad asciugare e ci inoltriamo nell'ampia galleria detta "Alta Loma" fino ad una splendida sala cosparsa di profonde vaschette trasparentissime. Si comincia a vedere la grotta in tutta la sua grandiosità con splendide colate che scendono dall'alto soffitto fino all'acqua su cui nascono, quasi fossero piante parassite, delicatissime eccentriche che sfidano la gravità diramandosi in tutte le direzioni, sottilissimi fili quasi trasparenti. Facciamo qualche foto e proseguiamo fino alla "Confluenza", voltiamo a destra e rincontriamo il fragoroso torrente che qui prende il nome di "White Nile". Si cammina nell'acqua e gli ambienti sono veramente ampi e alti. Paolo, che a differenza di me e Gabri indossa scarponi anzichè stivali, se li leva e cammina scalzo per non inzupparli. Qui nasceranno leggende.
Le concrezioni si fanno sempre più spettacolari, ma il rassicurante borbottio del torrente ben presto diventa un lontano rombo di cascata che si fa sempre più forte man mano che ci avviciniamo, dobbiamo lasciare il letto del White Nile per cominciare la serie dei traversi. Il torrente si riversa in una splendida cascata visibile alla nostra sinistra dopo il primo zigzag di traversi e una discesa in corda di qualche decina di metri. Proseguiamo verso destra e qui la cosa diventa un po’ più impegnativa, soprattutto il tratto dove occorre andare in spaccata nel vuoto per raggiungere con la punta dello stivale un piccolo spuntone roccioso sull'altra parete. Passiamo tutti senza troppi convenevoli. Una decina di metri più in basso il fiume brontola e si gonfia di schiuma bianca e il rumore è assordante tanto che a malapena ci sentiamo tra di noi. Poco più avanti le pareti si avvicinano ed è più agevole andare in opposizione fino al punto in cui scendiamo su corda per una decina di metri direttamente sul letto del Nilo Bianco e una lunga, alta e stretta condotta ci porta fino al lago. In realtà non è proprio una passeggiata visto che il fondo scende ben oltre lo stivale e per evitare di inzupparci occorre andare in opposizione per la maggior parte del tragitto. Il punto fatidico, dove le pareti si allontanano ben oltre l'apertura massima delle mie gambe, decido di farmelo dall'alto dopo aver notato che è molto più stretto. Salgo in opposizione e riscendo qualche metro più avanti... totale di calorie bruciate? Troppe. Ormai siamo in marcia da quasi sette ore e certe cose le senti. Comunque arriviamo al lago e la visione è di una bellezza impressionante. Un enorme buco sulla parete di fronte sputa acqua rumorosamente su un vasto lago cristallino. A sinistra il buio pesto ci dice che l'enorme antro continua ma non riusciamo a vederne le pareti. Restiamo qualche minuto in contemplazione... in rispettoso silenzio.
Il campo El Alamein è poco distante e lo raggiungiamo esattamente alle 20.50.
Siamo stanchi ma soddisfatti. Prepariamo un gustoso piatto di tortellini con panna e poi tutti dritti a nanna. Il campo è super attrezzato con teli, materassini e quant'altro possa servire per un pernottamento in grotta, compreso un pallone da calcio. Dire "notte" in grotta è una pura convenzione imposta dall'orologio, visto che alle nove del mattino la situazione era esattamente la stessa lasciata la sera prima. Questo può sembrare banale, ma l'impatto psicologico della prima volta è forte. Comunque non ho dormito granché a causa di un'errata valutazione del fattore freddo.
Facciamo colazione e Gabrielino propone un giro verso Lillipoot, ma benché il desiderio fosse tanto, con un rapidissimo esame di coscienza mi rendo conto che in effetti ho giusto le forze per tornare indietro e che forse, quelle due ore (che sarebbero diventate quattro) sarebbero andate ad aggiungersi alle sette che abbiamo effettivamente impiegato per ritornare, abbiamo quindi salutato il campo a mezzogiorno e passu passu siamo tornati a riveder la luce dopo aver sguazzato (io) per ben due volte (una in retromarcia per la foto e una per l'attraversamento) nel fatidico sifone di Su Palu.
E' stato un fine settimana splendido, all'insegna della speleologia impegnativa e ragionata. Su Palu è una grotta che resta nel cuore per la sua generosità, per la bellezza delle sue concrezioni, per l'immensità dei suoi ambienti, per la sua acqua. E' una grotta che non ammette errori, che ti chiede continuamente se sei stanco, proponendoti campi in sabbia finissima per riposarti, che sa di valere e per questo esige rispetto. Tornerò a Su Palu quando le forze mi permetteranno di proseguire oltre e visitare Lillipoot, il Sand Creek, Sa Ciedda, le terre di Mordor, Disneyland.
Su Palu non è un capitolo chiuso. Grande Gabrielino.
Antonio Palumbo
Su Diciu: "Su Palu? Mi da seu fatta scruzzuuu!"

